mercoledì 5 dicembre 2007

Professione della fede cattolica ed appartenenza alla Massoneria: il relativismo massonico e l'antidogmatismo.

Da quando la Massoneria apparve pubblicamente con la Costituzione di Anderson nel 1723, vi sono stati contrasti con la Chiesa Cattolica. La prima condanna ufficiale avvenne nel 1738 con la bolla di Papa Clemente XII “In eminenti apostolatus specula".
Dal punto di vista ecclesiale, il relativismo, il carattere esoterico del sapere e l'impossibilità di conoscere la verità, rappresentano i tratti fondamentali dell’inconciliabilità tra Fede Cristiana e Massoneria. Se da un lato, la Massoneria insiste nel non voler essere considerata una religione, dall'altro, le origini “mitiche” della stessa fanno riferimento ad un nucleo segreto che sta dietro tutte le religioni e le unifica. Dunque, tale organizzazione, facendo perno sul suo metodo, sul concetto di derivazione esoterica di un'unità sottostante tutte le religioni e sul razionalismo, sottolineando gli aspetti di libera ricerca razionale della verità e di discussione democratica in loggia, svincola se stessa dall'essere una religione e si afferma, invece, per le sue peculiari caratteristiche, come una categoria a parte. Non essendo la Massoneria una religione è lecito chiedersi come mai, così spesso, è stata oggetto di studio ed indagine da parte di chi si occupa di scienze religiose o di fenomeni di nuova religiosità. La risposta va individuata sia nel suo metodo letto in relazione alle esigenze storiche, sociologiche e culturali che ne hanno favorito la nascita, sia nel fatto che l'esperienza proposta dalle varie obbedienze massoniche si rivolge comunque alla sfera spirituale e morale dell'uomo e dunque ha in sé un'accezione in qualche modo religiosa. Dal punto di vista storico, sociologico e culturale, la Massoneria si presenta come una risposta al pluralismo ideologico moderno, che propone come chiave di comprensione dello stesso il relativismo, cioè l'idea per cui non esiste alcuna verità religiosa o essa è soltanto relativa e che in fondo tutte le religioni sono uguali.
Il relativismo è una prospettiva maggioritaria nell'occidente secolarizzato, dove il “credere senza appartenere” o il “credo a modo mio” caratterizzano la religiosità dell'uomo comune. La relazione fra Massoneria e relativismo è una relazione diretta, infatti il metodo massonico, come già sopra riferito, è espressamente relativistico, ma anche perchè la Massoneria rappresenta uno degli esisti e delle risposte al processo di frammentazione dottrinale che caratterizza il mondo moderno.
Soffermandoci in particolare su tale ultimo aspetto, la risposta massonica mirava all’instaurazione di una norma di comportamento che vietava di trattare in loggia questioni di religione e politica e perciò scansava i problemi su cui si poteva divergere. Al contempo, proponeva una diversa riconquista dell'omogeneità, ottenuta per via iniziatica, con l'idea di un’unità trascendente delle religioni. Il problema del relativismo si inquadra nel tema più generale del secolare processo di progressivo allontanamento dalla verità cattolica. Strettamente collegato a tale problematica è anche quella dell'antidogmatismo che costituisce uno degli aspetti su cui tanto si è disquisito e rappresenta una delle accuse da parte della Chiesa alla Massoneria additata come associazione che pensa una religione senza dogmi. Tale affermazione viene considerata non vera quando ci si riferisce ai dogmi di fede e vera quando si riferisce ai luoghi comuni. Ebbene il presunto dogmatismo massonico va attribuito ad un rifiuto del pregiudizio e del preconcetto che tengono lontani dalla verità e rappresentano insormontabili ostacoli al suo raggiungimento. Spesso, è accaduto che pregiudizi e preconcetti sono diventati dogmi, verità indiscutibili su cui non è lecito alcun dubbio e che non accettano alcun confronto. Da ciò l'aperta lotta della Massoneria che, dichiaratasi acerrima nemica degli stessi è stata tacciata antidogmatica. Resta comunque un punto fermo: la Massoneria sa bene che ogni fede e ogni religione ha i propri dogmi, né potrebbe essere diversamente. Dunque essa si pone non contro i dogmi della fede ma contro i dogmi laici del pregiudizio. L'articolo 9 della costituzione del Goi precisa che “il libero muratore rifiuta il dogmatismo e non accetta limiti alla ricerca della verità”. Non di rado si è ritenuto che né la Massoneria né il singolo massone avessero verità da presentare e da difendere ed in ciò risiederebbe il loro atteggiamento tollerante ed antidogmatico e la loro libertà di pensiero. Questa concezione, sostenuta in particolare dalla Chiesa, non sempre rispecchia la natura e la prassi massonica nei templi e nel mondo e non tiene conto di quanto affermato nelle costituzioni e nella tradizione massonica, ma porta con sé una profonda confusione tra ricerca della verità, assolutezza delle verità e fondamento della verità. Un altro carattere discriminante della posizione massonica consiste nel ritenere che l'uomo sia compartecipe della costruzione dell'universo veritativo: questo universo è costituito da verità che l'uomo ha raggiunto, da altre a cui l'uomo tende, da verità a lui ancora sconosciute e da verità a cui ha partecipato alla loro costituzione.
La ricerca della verità è una via fondamentale al cammino iniziatico per cui si può affermare che:
  1. la tradizione massonica è portatrice di verità il cui fondamento è collegato allo sviluppo storico del pensiero e della prassi massonica. Queste verità hanno un diverso fondamento: sono verità razionali, esoteriche, intuitive e spirituali;
  2. la ricerca della verità è un obiettivo fondamentale del cammino massonico;
  3. l'istituzione massonica si propone di presentare e difendere le proprie verità.

La concezione massonica della verità, quindi, nega ogni forma di relativismo, secondo cui esistono solo opinioni e non verità e allo stesso tempo sollecita un atteggiamento di rispetto e dialogo verso le diverse verità considerate come differenti prospettive che si completano vicendevolmente.
In conclusione, si può constatare che Massoneria e Chiesa sono due distinte entità con caratteristiche e con sfere di influenze differenti. Pertanto, la dichiarazione di inconciliabilità tra le stesse, da parte della Chiesa, può essere intesa non come sentenza di condanna o di un assoluto giudizio negativo ma come consapevolezza dell'accennata diversità in una prospettiva di dialogo.

sabato 17 novembre 2007

Rotocalco

Sono stato di recente contattato dalla Redazione di Rotocalco, una rivista online interdisciplinare che affronta diverse tematiche. Il mese scorso ha trattato il tema "TV e Mass Media" e il prossimo argomento sarà "Russia, Oggi" per il quale sono stato invitato a scrivere un articolo che con molto piacere ho accettato di redigere ed è il seguente: "La Russia del nuovo millennio".
Buona lettura

venerdì 2 novembre 2007

Problema Immigrazione o Crisi dello Stato Sociale in Italia?

E' da tanto tempo ormai, che in Italia si sente parlare di sicurezza, immigrazione, violenza. Entrambi gli schieramenti politici tendono a fare un uso strumentale del termine sicurezza, ai soli fini elettorali, senza rendersi conto che i problemi che la società italiana sta attraversando non sono stati risolti né dai 5 anni di governo delle destre che, continuano ancora oggi a simboleggiare il termine, né tantomeno dall’attuale governo Prodi. Il carattere più rilevante e il più evidente è costituito secondo me dal fenomeno dell’affievolirsi dell’immagine dello Stato che emana le leggi, che oggi sembra assistere da spettatore al contrasto tra i gruppi, alle violenze che nel nostro paese quotidianamente si registrano. La prima causa di questo dramma è la crisi della governabilità cioè l’incapacità di dare una risposta adeguata alle domande che i cittadini rivolgono in maniera sempre più frequente e pressante agli organi di governo. Una crisi dovuta da una parte all’aumentata complessità sociale, dall’altra al fatto che il potere, paralizzato dalla lentezza delle procedure, è sommerso da leggi sempre più numerose emanate senza strutture idonee ad applicarle o per lo meno a farle conoscere. La politica italiana non si deve concentrare sulla chiusura delle frontiere, ma deve promuovere una cultura dell'immigrazione, educare i propri cittadini ad un'integrazione ragionevole nella quale nessuna comunità percepisca l'altra come dannosa per la propria integrità e che persegua una positiva interazione, la buona vita e la convivenza pacifica. In Italia si sta assistendo al degrado della qualità dei rapporti umani, non solo a causa di processi di esclusione, ma soprattutto per la progressiva disgregazione della coesione sociale e i dati lo dimostrano. Spesso lo straniero diventa il bersaglio privilegiato di disagi e tensioni che sono prodotti all'interno del nostro paese, ma che è molto più facile attribuire ad una causa perturbatrice esterna. In questo modo l'immigrato diventa l'espressione di tutte le situazioni di malessere sociale. Si deve smettere di guardare alle altre culture come a blocchi indifferenziati, cercando invece di ascoltare e capire le differenze interne, aiutandole a venir fuori. Credo che si debba evitare di cadere nella trappola del confronto tra le comunità e ascoltare invece preferenze e scelte individualizzate, portate avanti dalle persone e non dalle comunità. Le altre culture non possono essere accettate o rifiutate in blocco, perché cosi facendo si rischia di annullare l’individuo stesso. E’ necessario che si inizi a guardare con più attenzione ai comportamenti devianti del nostro paese cercando di capirne le cause, che non provengono solamente da fattori esterni, ma è necessario concentrarsi su di essi, come complesso di violazioni di norme da parte di cittadini italiani. I casi di devianza sociale, di violenza in Italia aumentano di giorno in giorno. I dati statistici che si possono scrutare su questo link, sono allarmanti. Gli studi in materia mostrano chiaramente che l'aumento degli stupri e della violenza sulle donne in Italia non è collegabile all'aumento degli extracomunitari. Ma cosa sta succedendo?
Ogni giorno arrivano i segnali di una società in decadenza, la strage di Erba, extracomunitari ammassati in appartamenti fatiscenti, la povertà che aumenta, rate di debiti per acquistare una lavatrice e giovani che non hanno più rispetto per i genitori.
E nonostante ciò, si assiste indifferenti alla costruzione della società dell’immagine, dei reality, una società priva di quei valori che dovrebbero essere le fondamenta della nostra civiltà.

lunedì 15 ottobre 2007

Elezioni in Russia

La Federazione Russa è alla vigilia di un intenso periodo elettorale. Infatti i cittadini russi andranno a votare il 2 dicembre prossimo per la camera bassa con una nuova riforma elettorale che abolisce la quota di maggioritario prevista dalla precedente legislazione ed alza la soglia di sbarramento al 7%.Nel marzo del 2008 ci saranno le Presidenziali. Come si prepara la classe politica a questi passaggi cruciali? Putin ha dichiarato pubblicamente che non si candiderà nel 2008, ma ha anche lasciato capire che non ha nessuna intenzione di essere messo da parte, anzi ha precisato che vuole mantenere un ruolo di primo piano nella vita politica russa. Alle precedenti elezioni solo pochi partiti sono riusciti a superare la soglia di sbarramento. Russia Unita, con il suo leader Boris Gryzlov, è il primo partito con quasi il 40% dei voti. Il giovane partito, è un convinto sostenitore del presidente Putin. Il principale partito di opposizione, invece, è il Partito Comunista della Federazione Russa (Kprf), che nelle elezioni precedenti raggiunse il 13% dei voti, seguito dal Partito Liberal Democratico di Russia (Ldpr), capeggiato da Zirinovskij. Il Presidente russo Putin sarà capolista per il partito Russia Unita nella corsa elettorale per le elezioni alla Duma. Il dopo-Putin sarà per forza una continuazione della sua politica da parte dei suoi fedelissimi. Di ciò i russi sono assolutamente consapevoli, infatti l’attuale Presidente gode di oltre due terzi dei consensi dell’elettorato e se dipendesse dalla maggioranza dei russi l’attuale Presidente avrebbe alle elezioni presidenziali di marzo, il suo terzo mandato in tasca. I russi sono assai poco propensi a prestare orecchio ai grandi discorsi sui valori democratici di tanti occidentali ed alle loro critiche spesso infondate, poiché in questi anni la politica del loro Presidente pare aver dato i suoi frutti: lo stato è rafforzato, l’economia è in ripresa e le forze armate russe stanno tornando ad essere tra le prime al mondo. Per molti analisti il sistema è rimasto compatto solo per la capacità dell’attuale Presidente di mantenerlo tale, allontanando i suoi avversari (oligarchi in primis). Con i metodi usati non sempre liberali, ma comunque mai spudoratamente polizieschi, è riuscito a reprimere le ambizioni di coloro che ambivano a mettere le mani sulle enormi ricchezze del Paese. Un dossier apparso recentemente, pubblicato dal Russian Information Center, sottolinea infatti come alcuni oppositori di Putin stiano preparando un ritorno nella Mosca del dopo elezioni e come siano intenzionati a sfruttare la riorganizzazione del potere del Cremlino. Essi stanno facendo il giro di alcune cancellerie occidentali in cerca di sostegno (Usa e Gran Bretagna) e vantano reti di appoggi particolarmente diffuse negli ambiti della malavita non solo interna russa ma anche straniera e nei servizi segreti di numerosi stati occidentali. L’unione di ex oligarchi ansiosi di potere, servizi segreti e malavita internazionale potrebbe rappresentare per la Russia una situazione drammatica se gli uomini che stanno attualmente al potere (fino a prova contraria i più interessati al bene del Paese) non sapranno reagire in maniera forte, anche servendosi di strumenti (già utilizzati) che sono fuori dalla tradizione democratica, in virtù del raggiungimento di un fine più grande: la salvaguardia dell’integrità del Paese.
Quindi nel dibattito politico in questi giorni, sulla successione all’interno dell’èlite politica russa regna un certo grado di confusione, conseguenza delle profonde incognite connesse alla fine della Presidenza Putin ed alle possibili turbolenze nella fase di transizione che potrebbero portare con sé aspri regolamenti di conti. Quali sono i possibili scenari di successione a Putin? Finora i due candidati per le prossime elezioni presidenziali sono Medvedev ed Ivanov; poi vi sono altri candidati non ufficiali come Jakunin molto amico dell’attuale presidente. Per quanto riguarda Putin le ipotesi potrebbero essere varie;
Putin potrebbe uscire temporaneamente di scena affidando il paese ad un suo fidato luogotenente per rientrare in gioco alle successive elezioni del 2012 (infatti la Costituzione Russa vieta solo il terzo mandato consecutivo ma non il presentarsi per più mandati). Oppure potrebbe diventare Presidente di Gazprom e magari entrare anche come deputato della Duma.
Cosa pensare allora? Vista la situazione da lontano ed un’Europa Occidentale sempre pronta a stracciarsi le vesti per i diritti umani universali, ma resistente a rinunciare ai benefici derivanti dagli idrocarburi che Mosca fornisce a prezzi convenienti, quest’ultima tende a dimenticare spesso che se le prossime elezioni in Russia fossero veramente senza Putin, molto probabilmente le vincerebbero i nazionalisti ed i populisti antioccidentali. Conviene forse facilitare l’ascesa di costoro? Oggi Putin, benchè non propriamente filoccidentale, rimane l'unico interlocutore serio ed affidabile che da anni ha deciso di orientare la Russia verso l’occidente, malgrado i segnali negativi che spesso ci giungono per insabbiare un personaggio a volte scomodo ad alcuni.

venerdì 21 settembre 2007

I Balcani ed il difficile equilibrio

L’”Impasse della politica Italiana” ed il ritorno, dopo la pausa estiva, a programmi televisivi e tribune politiche ripetitive, la sempre maggiore scarsa informazione, mi impongono con estremo piacere ad analizzare alcuni eventi che si stanno verificando nei vicini Balcani.
Proprio in questi giorni una serie di scontri all’interno della Repubblica della Macedonia hanno attirato l'attenzione. Il primo incidente è avvenuto nel mese di agosto quando un gruppo di albanesi ha tentato con la forza di occupare alcuni villaggi macedoni che confinano con il Kosovo (quindi anche con la Serbia dal momento che parte del territorio appartiene a quest’ultima); il 31 agosto un altro scontro tra un gruppo di albanesi e la polizia macedone; ed infine l’ultimo incidente si è registrato il 10 settembre scorso. Alcuni villaggi stanno tentando, con la forza di chiedere la separazione dalla Macedonia.
Alla luce di questi avvenimenti, credo, che il futuro della giovane Repubblica sia strettamente connesso ai futuri sviluppi della questione Kosovara.Il Kosovo in questo momento è al centro delle ansie di Europa, USA e Russia poiché il suo status non è stato ancora definito, anche se il Segretario Generale dell’ONU ha dichiarato che il termine ultimo per la soluzione è stabilito per il prossimo mese di dicembre. La vicenda che ha rimarcato l'indipendenza del Kosovo è stata la guerra della Nato contro Belgrado nel 1999, ma oggi la questione è ostacolata dall'opposiozione della Serbia appoggiata anche dalla Federazione Russa. Ritengo legittima la posizione Serba non solo perchè è segnata dal suo diritto storico sul Kosovo, ma anche dalla consapevolezza di non essere abbastanza grande da potersi permettere la perdita della culla del proprio Stato e della propria cultura, ne abbastanza piccola da poter essere privata di parte del proprio territorio senza reagire.
Nel video si vede in maniera chiara cosa succede oggi nel Kosovo. Un gruppo di albanesi sta distruggendo e dissacrando una Chiesa Ortodossa.

E' come se l'Italia venisse privata della regione dell'Alto Adige, sopportando inerte un'amputazione del proprio territorio, vedendosi abbattere le antiche Chiese Cattoliche e Monumenti senza risentirne.

E poi spetta forse solo alla Serbia dar vita con la svendita del proprio territorio a quella pace balcanica che di certo non è essa a mettere a rischio? L'indipendenza del Kosovo credo che desti serie preoccupazioni sul futuro dei Balcani, legate principalmente alle dubbie capacità del futuro sistema kosovaro di garantire lo stato di diritto e la lotta alle attività criminali. Le capacità di governare una volta ridotta la presenza internazionale che oggi garantisce il funzionamento a livelli minimi, si ridurrebbe ad una progressiva deriva criminale con ricadute sui paesi vicini quali la Serbia, il Montenegro, la Macedonia. La comunità serba vive nella paura di nuovi disordini e non accetta l'indipendenza perchè non vede la possibilità di vivere in pace, anzi sarebbe una fonte continua di conflitti e la continuazione di attività da parte delle più potenti narcomafie del mondo.
Ma non dimentichiamo, il fattore economico di un Kosovo indipendente. Oggi le attività produttive nella regione sono completamente assenti, l'agricoltura è trascurata ed il livello di disoccupazione è altissimo. In questo contesto auspico e ritengo fondamentale che si adotti la giusta soluzione senza dunque scegliere se vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Certo la retorica di europeizzare il Kosovo come chiave per risolvere il suo problema, mi sembra una triste melodia. Ma allo stato attuale è probabile che la decisione finale non piacerà nè ai serbi nè agli albanesi e la Comunità Internazionale sarà messa ancora una volta a dura prova.

martedì 19 giugno 2007

Inchiesta "Whynot" in Calabria: Implicate Alte Cariche dello Stato.

Dalla Calabria oggi arriva un monito a tutti i cittadini italiani che sono stanchi di rimanere inerti di fronte al saccheggio delle istituzioni, delle imprese e della società. Sono stati messi sotto inchiesta dai Magistrati Luigi De Magistris e Henry John Woodcock almeno 26 persone in tutta Italia e non si parla certo di gente comune, ma del Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, di Agenti del Sismi e di uomini appartenenti a quasi tutti gli shieramenti politici. L'inchiesta è stata chiamata Whynot dal nome di una Società di lavoro interinale e, dalle pagine che compongono le indagini, dalle intercettazioni telefoniche, emergono dei fatti allarmanti. Una consorteria potente che vede coinvolti anche appartenenti ad una Loggia Massonica deviata di San Marino che manovrava dagli appalti ai finanziamenti comunitari e regionali, dall'informatica ai lavoratori a tempo determinato. L'operazione naturalmente era già iniziata con l'inchiesta Poseidone che vide come indagati il Segretario Nazionale dell'UDC Lorenzo Cesa e l'ex Presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti. Sul conto dello stesso Magistrato De Magistris erano tra l'altro state presentate decine di interrogazioni parlamentari volte a dichiarare l'incompatibilità ambientale e quindi trasferire lo stesso in altra sede, poichè ritenuto personaggio scomodo. Ma io mi chiedo spesso come si può combattere la Mafia, la 'Ndrangheta, la corruzione presente in quasi tutti i settori del nostro paese, se il marcio sta a monte? In questi ultimi 10 anni non si è fatto nessun passo avanti. Dai tempi di tangentopoli, nulla è cambiato ma forse è peggiorata qualcosa. La nostra Calabria, incantevole e straziante terra, che appartiene a tutto il popolo italiano sta diventando spesso oggetto di giochi politici e di spartizione di bottini. Dagli stanziamenti comunitari che sono stati erogati per la depurazione delle acque in questi anni e utilizzati per altri fini, la Calabria dovrebbe avere il mare più pulito del mondo e invece proprio quest'anno le sono state tolte ulteriori tre bandiere blu di quelle che le erano rimaste. Potevo capire le critiche di un tempo, quando la gente era quasi rassegnata ai fenomeni mafiosi che si registravano. Ma oggi ci sono molti presupposti affinchè le cose vadano diversamente. Difatti è dalle associazioni alla Chiesa, dalla scuola e dai cittadini, che è arrivato un appello che ripudia la malapianta presente in questa terra, si sono levati in piedi all'unisono per non dimenticare gli stessi ragazzi di Locri, per rilanciare con più forza e determinazione il bisogno di cambiamento, di crescere. La Calabria dunque può riscattarsi solo se, anche le stesse Istituzioni, la smettessero di essere ambigue nella scelta degli obiettivi. I fenomeni come quelli di oggi vanno abbattutti e, in questa drammatica emergenza nazionale di corruzione e di antipolitica, è giunto il momento di un'assunzione di responsabilità collettiva, di un impegno civile finalizzato ad eradicare le consolidate sindromi culturali tipiche del nosto Paese che vanno dalla corruzione, ai costi della politica etc. E' necessaria quindi un'interposizione della Società Civile tendente a creare resistenze diffuse capaci di innovare e di migliorare la squilibrata Società Italiana e capace di esigere di più dalla Politica e dalle Istituzioni.
Tutto questo è solo una questione di Civiltà!

mercoledì 6 giugno 2007

Federazione Russa-USA: Nuovi Scenari.

Quando Vladimir Putin, ex agente del KGB, salì al potere la Federazione Russa appariva al mondo come un immenso territorio assoggettato all'egemonia americana e divorato dalla famiglia Eltsin. In pochi avevano scommesso sulla sua rinascita. Eppure già con il suo primo mandato 2000-2004 Putin ricompose il territorio. Sul fronte interno scacciò gli oligarchici e gli uomini politici corrotti che avevano spogliato brutalmente la Russia ed il Cremlino promuovendo cosi la riconquista del controllo statale. Mi chiedo spesso se avessero avuto la stessa efficacia altri metodi, magari più democratici per ricostruire un territorio cosi vasto ed un sistema politico che non esisteva più da anni dopo il crollo dell'ex Unione Sovietica. Lo stesso Putin ha ribadito che non si possono fare delle riforme liberali senza uno Stato efficiente e capace di far rispettare le leggi promulgate. In Europa i metodi usati dal premier russo non sono mai piaciuti, ma sembrerebbe che la maggior parte della popolazione approva le sue scelte, come la nazionalizzazione dell'energia ed anche la sua linea politica e programmatica. Criticato spesso dagli americani per poca credibilità, in silenzio, senza mai alzare la voce, Putin, anche se alcuni suoi metodi potessero risultare discutibili, ha portato il suo Paese ad una crescita economica senza precedenti e in soli pochi anni il numero delle famiglie al di sotto della soglia di povertà è sceso da 42 a 26 milioni. Sorprendente! Ma il punto centrale della mia riflessione non è la politica interna del Cremlino, ma i rapporti con l'esterno e soprattutto con l'Europa e gli USA e i nuovi equilibri che si verranno a creare dopo il G8 che si sta svolgendo in questi giorni in Germania. E' da un pò di tempo che è nata una forte polemica tra gli Stati Uniti di Bush in seguito ad alcune sue aspirazioni insensate e La Federazione Russa di Putin. Insensate considero le scelte del Presidente USA di installare in Europa e precisamente in Polonia e Rep. Ceca uno scudo anti-missile a scopo difensivo. Ma per difenderci da chi e da cosa? Bush risponde, dall'Iran di Ahmadinejad. Anche se fosse ipotizzabile la sua tesi, non ci crederebbe nessuno, poichè le potenzili armi iraniane non hanno la gittata necessaria per arrivare in europa.
Allora una spiegazione logica potrebbe essere quella di aumentare la propria influenza sui paesi europei, o forse perché l'ex agente del KGB ha sconvolto, con la rinascita della potenza russa, gli equilibri internazionali e turbato il monopolio economico, politico degli americani? In effetti, il rifiuto della Russia di accettare le azioni unilaterali americane potrebbe creare, in sinergia con Francia e Germania, un contrappeso che la Comunità Europea in questi anni è stata incapace di fare.
Bruxelles a mio avviso dovrebbe gettare uno sguardo critico su questi nuovi avvenimenti che sono venuti alla luce negli ultimi tempi, per una serie di motivi. Primo tra tutti, una Russia forte difenderebbe l'Unione Europea da Oriente e la sua vitalità non minaccerebbe veramente nessuno soprattutto quei paesi confinanti che temono con le loro fobie storiche, la vicina potenza.
Gli Stati Uniti dopo il crollo di consensi e la perdita di prestigio sul piano internazionale, vorrebbero far crescere l'influenza sui paesi che confinano con Mosca, cercando di incrinare i rapporti tra questi ed il grande gigante; ma i legami culturali, economici e politici con Mosca sono troppo forti per essere spezzati da semplici programmi di formazione ed assistenza tecnica. Tra qualche anno scadrà anche il trattato tra USA e Russia sulla riduzione e non proliferazione degli armamenti nucleari e l'obiettivo principale di Putin è quello di firmare un ulteriore documento che continui quella linea ma, dagli ultimi eventi emersi, sembra che agli USA questa politica non piaccia più.
Pertanto, la conclusione alla quale sono giunto, mi porta ad affermare che un'Europa forte ed alleata ad una forte Federazione Russa spaventa, e quindi il cammino sarà lungo e tormentato da fattori esterni che cercheranno di destabilizzare il progetto europeo e l'ambizione Russa di essere uno dei protagonisti sulla scena politica mondiale sia per tutelare i propri interessi, sia per il bene del mondo. Mi auguro che le cose si risolvino nel migliore dei modi per non ritornare nell'incubo di una nuova guerra fredda che potrebbe essere devastante per l'intera umanità.

mercoledì 30 maggio 2007

La Politica Italiana è al servizio dei cittadini?


In questi giorni si sente parlare nel nostro paese di crisi della politica. Tanti, da Massimo D’Alema, a Mario Monti che esalta i tecnici, a Montezemolo che promuove un vero e proprio programma politico. A Monti risponderei che di tecnici un paese ne ha bisogno, ma la politica viene prima di tutto, mentre le critiche mosse da Montezemolo invece non so da dove derivano visti i continui interventi da parte del governo negli ultimi anni alla Fiat, vedi cassa integrazione, ecoincentivi, incentivi per la ristrutturazione e vari aiuti di salvataggio.
Il vero problema dell’Italia di oggi è la mancata comunicazione tra Stato e Società derivante soprattutto dalle candidature sempre più espresse dai partiti, che spesso non godono di quella legittimazione conferita dal popolo. L’esercizio del mandato dovrebbe essere possibile attraverso adeguati strumenti che favoriscano la formazione e la promozione di classi dirigenti nuove. Il conflitto di interessi che non riguarda solo Silvio Berlusconi, ma centinaia di altri politici andrebbe adeguatamente risolto. Il libero esercizio della funzione parlamentare deve esigere che gli interessi non prevalgano fra la posizione personale del parlamentare e la funzione rappresentativa esercitata e quindi devono essere fissate condizioni di ineleggibilità ed incompatibilità.
La politica deve avere a che fare con il governo della società e uno dei modi per cominciare a rispondere deve essere il cambiamento delle forme di organizzazione dei partiti. I partiti di massa sono ormai usciti di scena; il partito di massa si basava su una società relativamente semplice e invece cosa si fa per il cambiamento? Ci si inventa un nuova Democrazia Cristiana, il nuovo Partito Democratico. Si litiga già per chi deve essere il leader. Non penso siano queste le risposte da dare ai cittadini.
Si dice che la Lega abbia contribuito al crollo del vecchio sistema politico raccogliendo la protesta sociale. E’ vero. Infatti il nord è spaventato dall’aumento della pressione fiscale per ripianare le spese di un sistema politico insufficiente e per le redistribuzioni alle aree meno produttive della penisola. (vedi le ultime elezioni amministrative del 27-28 maggio 2007).
La società è cambiata, le innovazioni organizzative della grande industria, lo sviluppo della piccola impresa hanno trasformato completamente il tessuto sociale preparando un cambiamento politico che purtoppo tarda ad arrivare. Siamo di fronte ad un'Italia ancora ancorata a vecchi stereotipi.
La situazione di oggi la possiamo percepire allora come un disordine generale che mette a rischio l’ordine politico e sociale di un paese che si è costruito con fatica e con lealtà nazionale. La questione italiana dunque non si presta a facili soluzioni, ma non c'è più tempo per piangere, bisogna rimboccarsi le maniche.
Vorrei chiudere con una citazione che può essere interpretata sotto tanti aspetti e che spero sia di buon auspicio:
"La politica è l’arte nobile di prendere voti dai poveri e fondi elettorali dai ricchi, promettendo di proteggere gli uni e gli altri". Oscar Ameringer

domenica 20 maggio 2007

La Politica Estera Italiana.



Fu proprio la scelta dell'Italia alla fine della seconda guerra mondiale, di allearsi con gli angloamericani che segnò quello che doveva essere il futuro del nostro paese sullo scenario politico internazionale. Alcide De Gasperi, primo ministro degli esteri, capì che la strada da seguire era quella di una forte politica europeista per evitare di rimanere isolati. Nel 1949 le stesso Ministro favorì l'ingresso dell'Italia nella Nato che sancì fortemente l'egemonia americana sull'Europa, ma soprattutto sull'Italia. Come non ricordare il 1953 quando nasce L'ENI (ente nazionale idrocarburi) fortemente voluta da Enrico Mattei, che avrà un ruolo centrale nello sfruttamento dei giacimenti di petrolio appena scoperti, e abilissimo nel tessere accordi con i paesi produttori a volte contrastando anche il ruolo delle "Sette Sorelle" le potenti multinazionali che detenevano il controllo della produzione petrolifera mondiale. Ma purtroppo il grande Mattei nel 1962 morì in un incidente aereo e molti avanzarono varie ipotesi di sabotaggio che di recente in qualche modo hanno avuto delle significative conferme. Gli altri ministri degli esteri che si susseguirono negli anni settanta nei governi Andreotti, che vanno da Moro a Fanfani furono anni che portarono il nostro paese ad essere alleato e non sottomesso degli Stati Uniti, anni nei quali l'Italia conquistò grande prestigio internazionale. Con la caduta del muro di Berlino e la fine dell'Unione Sovietica viene meno anche ciò che era stato il ruolo dell'Italia nel passato, una politica estera fatta di accordi un pò con un paese e un pò con l'altro a seconda delle circostanze, avendo sempre svolto un ruolo di conciliazione.
Negli anni '90 si vede un paese profondamente cambiato, erano scomparsi quei partiti e quegli uomini che avevano dominato la vita politica italiana negli ultimi 50 anni. E' fu proprio con l'ascesa al potere di Silvio Berlusconi, uomo di grandi capacità imprenditoriali e manageriali, che l'Italia viene guardata in tutto il mondo e soprattutto in Europa con una certa diffidenza; anche per l'alleanza politica con un movimento regionale come la Lega Nord che lasciava forti dubbi sull'integrazione europea. La sua politica estera si racchiude in una sua frase «Io sono a favore di tutto ciò che è americano ancora prima di sapere cos’è». Si dichiara amico di tutti però, come tanti dicono, non è mai riuscito a rispondere in maniera chiara e precisa alla domanda di che cosa ne pensasse di un'Europa forte e unita.
Lo stesso Ministro degli Esteri attuale Massimo D'Alema sta cercando, in linea di continuità con il glorioso passato, di ricucire quei rapporti che l'abilità di uomini come Andreotti e Craxi erano riusciti a realizzare soprattutto con il mondo arabo, tanto da essere stato accusato di collusione con i terroristi di Hamas. L'Italia, per la sua posizione strategica deve condurre a mio avviso una politica estera non solo atlantista, europeista, ma soprattutto mediterranea. Il nostro paese si ergeva a potenza economica anche in virtù degli accordi intrapesi con paesi come l'Egitto, Arabia Saudita, Libia, Iran. Vorrei ricordare brevemente il sequestro della nave da crociera Achille Lauro, l'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il suo ministro degli Esteri Giulio Andreotti presero una posizione da grande paese anche se questo provocò una crisi diplomatica tra USA e Italia che si concluse con la resa degli Stati Uniti.
Al nostro attuale Ministro degli Esteri, al quale non si potrà mai perdonare l'attacco alla Serbia di Milosevic nel 1999 , chiediamo di farci sentire orgogliosi di essere italiani, in Europa e nel mondo, dopo un periodo discutibile che si è registrato negli ultimi anni.

giovedì 17 maggio 2007

Lavoro: L'Handicap della Società Italiana.


L'articolo 1 della Costituzione Italiana:"L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro".


La nostra è una generazione fortunata affermano alcuni. In parte potrebbe essere una verità evidente dal momento che non abbiamo fatto la guerra, sofferto la fame e aver visto quasi tutti i giorni la carne a tavola. In realtà oggi si è privi di certezze e di solide fondamenta. Primo tra tutti, il lavoro che affligge milioni di giovani. E' prorprio di questi anni la riforma Biagi che precarizza i lavoratori non consentendo loro di poter formare una famiglia, farsi un mutuo per acquistare una casa, rimanendo cosi precari non solo nel lavoro, ma anche nella vita. Il mancato ricambio della classe dirigente e politica in Italia deriva anche dal fatto che un lavoratore che arriva a 30 anni senza una casa di proprietà, un'indipendenza economica, difficilmente trova interesse ad impegnarsi in politica.
Inoltre, il nostro è un mondo dove ti viene imposto di produrre ma senza guardare alla qualità del lavoro. Dagli ultimi dati che emergono sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, i risultati sono allarmanti; nel nostro paese si produce con una media di 5 morti al giorno e facciamo riferimento solo ai dati denunciati, sorvolando intorno agli infortuni mortali sul lavoro che vengono mascherati. Le leggi per evitare tali drammi ci sarebbero, vedi il D.lgs.vo 626/94 e tante altre direttive comunitarie, ma di fatto si è superficiali sulla loro applicazione pratica, mancano controlli da parte delle varie autorità competenti. Dove sono gli Ispettori del Lavoro? In Italia dobbiamo dire basta all'aforisma "fatta la legge, trovato l'inganno", è arrivato il momento di denunciare l'incoscienza di chi, come il datore di lavoro, che dovrebbe tutelare i propri dipendenti sul piano della sicurezza, trova invece deregolamentazioni al fine di trarre vantaggi economici personali a danno dei cittadini. Abbiamo il dovere di lottare contro il lavoro sommerso e tutte le irregolarità che ne conseguono.
Anche i casi di violenza ai quali stiamo assistendo in questi ultimi anni, sono strettamente connessi a quanto prima osservato, la devianza sociale è uno dei fattori determinanti che scatta nell'individuo, nel momento in cui viene lesa la propria dignità, quando si viene a creare quello scompenso tra le proprie aspettative e le gratificazioni che offre la Società Civile, quando il disagio economico diventa sociale fino a colpire i sentimenti delle persone; si può essere respinti per un certo numero di volte, ma poi cominci a dubitare delle tue capacità!
Che futuro ci attende allora? Per il lavoratore si parla di un futuro non più considerato nell'arco temporaneo fondato sui reali bisogni dell'uomo, ma si parla invece di un futuro che si basa sulle convenienze delle imprese!

lunedì 14 maggio 2007

Immigrazione ed integrazione sociale.

Le conseguenze della globalizzazione, sono molteplici. Prima di tutto essa ha creato occasioni di incontro tra diverse culture, cooperazione economica ecc. Per un altro verso invece ha generato fenomeni di chiusura, autodifesa. La maggior parte degli italiani non ha contatti diretti con il lavoratore immigrato e si finisce cosi per restare molto estranei al loro bagaglio culturale, si creano pregiudizi e di solito, costoro, vengono visti come rappresentanti della loro cultura e non come persone da integrare. Mi capita spesso di sentire ai vari telegiornali conduttori e/o giornalisti, che dovrebbero essere quantomeno preparati nell'esercitare la loro professione, che affermano: "Rapinata villa nel nord-est, si presume che siano cittadini di nazionalità slava". Magari alludevano ad un albanese o romeno, che tralaltro, non sono slavi. Ma questi signori sanno almeno che cosa significa la parola "slavo"? Il termine slavo è usato per definire un gruppo di lingue indoeuropee distribuite nei seguenti paesi: Serbia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Russia, Bulgaria, Polonia, Slovenia, Rep.Ceca, Bielorussia. Non mi risulta che nel nostro paese ci siano tanti immigrati che provengono da queste zone e non mi risulta nemmeno che siano dei criminali. Se ne deduce che, dalla cattiva forma di espressione spesso si tende a discriminare e a porre le basi per la creazione di divisioni e violenza. Questi signori sanno ancora che nel nostro paese ci sono tanti bravi lavoratori albanesi, romeni e magrebini (che non sono slavi) che fanno lavori durissimi, che noi italiani non facciamo più da anni, senza un minimo di sicurezza?
Spesso lo straniero viene definito con distacco, critica. Nelle democrazie mature, vedi Inghilterra, Francia, queste cose non accadono più da anni o forse non sono mai accadute; una sana democrazia, non si sviluppa solo con l'affermazione di uguaglianza di diritti, ma soprattutto con l'eliminazione di differenze sociali e identitarie. Lo stesso articolo 3 della Costituzione Italiana definisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza distinzione di sesso, lingua, religione e razza. Oggi più che mai, di fronte a processi di globalizzazione e modernizzazione, si dovrebbe fare un'attenta riflessione. Dovremmo iniziare ad abituarci all'idea di inserire nella società che cambia processi di inclusione e riconoscimento delle diversità culturali, affermando cosi non solo diritti di cittadinanza civili, sociali, politici, ma anche diritti culturali di cittadinanza.

giovedì 10 maggio 2007

Stato e Chiesa in Italia: Un'ingerenza sempre esistita e voluta.

In Italia, anche se in teoria vige la separazione dei due poteri, di fatto non è mai esistita fin dagli anni del dopoguerra. Già dopo la caduta del fascismo ed i primi anni della Repubblica, la Democrazia Cristiana si era posta come la continuazione del Partito Popolare di Don Sturzo e, solo dopo il 1960, si attenuò in qualche modo nella DC quel carattere di partito confessionale, anche se la maggior parte dei voti ottenuti venivano da quella parte di elettori che la votava in virtù del suo nome e del consiglio dei Parroci (alcune parrocchie si trasformavano in uffici elettorali). Nella società civile italiana degli anni '60 comincia quindi ad affermarsi una certa indifferenza religiosa da portare proprio nel 1970 alla legge sul divorzio.
Le elezioni del 1976 e la perdita di consensi da parte della DC e tutte le crisi di governo che ne derivarono, portarono alla formazione di governi guidati da esponenti cattolici e ad essi vicini (vedi Andreotti). Con la fine della Democrazia Cristiana, dopo tangentopoli, il Vaticano non solo ha rafforzato la propria influenza sulle scelte politiche, ma il suo potere si è consolidato ancor di più attraverso movimenti laici quali Comunione e Liberazione, Opus Dei ecc. In quasi tutte le decisioni politiche del nostro paese si avverte l'influenza della Chiesa, basta guardare i partiti politici alla vigilia di una tornata elettorale quando devono indicare i propri candidati; Il Presidente della Regione Lombardia tanto per fare un esempio, esponente di Forza Italia, fa parte di Comunione e Liberazione, Romano Prodi Leader del centrosinistra, di formazione democristiana. E ne potrei citare tanti altri. Quando la sinistra italiana deve segnalare un candidato la scelta è sempre condizionata e quasi tutti i partiti lanciano alla Chiesa segnali di collaborazione.

Il 12 maggio a Roma a Piazza San Giovanni ci sarà la manifestazione di cattolici e laici sul "Family Day" ed oggi più che mai torna sulla scena italiana la polemica sul rapporto sempre più difficile tra Stato e Chiesa e sul ruolo dello Stato Laico.
Ritengo in parte giuste queste manifestazioni di protesta, perchè manifestare è un diritto che appartiene a tutti, ma credo che si stia un pò strumentalizzando il concetto di "Famiglia". Mentre in realtà si sta tralasciando il fatto che la famiglia, nella quale io credo, per poter nascere e costituirsi parte integrante di una Società, abbia bisogno in primis di politiche serie sul lavoro che diano a milioni di giovani una sicurezza e una stabilità economica.

domenica 6 maggio 2007

L' Informazione in Italia.


Vorrei iniziare questo articolo con una frase di Marco Travaglio ripresa dal suo libro "La scomparsa dei fatti" (che consiglio vivamente di leggere).


"Se in America il giornalismo è il cane da guardia del potere, in Italia è il cane da compagnia. O da riporto".
Purtroppo nel nostro paese non si fa più informazione, o meglio il giornalismo sta diventando figlio del potente di turno. Sono sempre meno gli attenti osservatori come lo era Indro Montanelli, scrittore di singolare integrità intellettuale e grande capacità espressiva. Mancano nel nostro paese redattori che non hanno tessere, che amano la verità e la giustizia, mancano persone al di sopra delle parti.
Il primo dovere di ogni giornalista dovrebbe essere quello di guardare con occhio critico la società civile e riportare gli avvenimenti reali senza considerazioni di parte. Per non parlare della televisione italiana che è il mezzo di comunicazione più diffuso e assistiamo quotidianamente a programmi che si copiano a vicenda rendendo quindi la ricchezza informativa sempre più misera. Basta guardare le trasmissioni televisive di prima e seconda serata per rendersi conto di come anche l'informazione politica viene gestita ed affidata ad una leadership molto personalizzata.
Ma per fortuna oggi esiste "la democrazia informatica" che rappresenta una rivoluzione storica pari quasi a quella della stampa, dove chiunque può far sentire la propria voce e spesso i contenuti che provengono dal basso sono più attendibili di quelli televisivi o che appaiono tutti i giorni sui quotidiani. Già negli Stati Uniti il potere di indirizzo di alcuni blogger è quasi uguale a quello di un quotidiano. Proprio per questo motivo sono molto fiducioso nel guardare alla rete come ad un mezzo che può contribuire al cambiamento sociale, culturale e comunicativo.

mercoledì 2 maggio 2007

Emergenza Idrica: Riflessioni.

E' ormai trascorso qualche anno da quando si affermava che nel secolo scorso molte guerre furono combattute per l'approvvigionamento di petrolio e che nel secolo successivo si sarebbe combattuto per "l'acqua".
Parole di una verità indiscutibile.
Soprattutto in questi giorni si sente parlare più che mai della crisi delle fonti energetiche tanto da diventare argomento rilevante sul piano internazionale. Le cause di tutto ciò stanno in primis nell'aumento della popolazione mondiale, ma non solo, l'inquinamento altro fattore determinante, i cambiamenti climatici, i processi di desertificazione.
Se pensiamo all'acqua, le prime cose che ci vengono in mente sono le esigenze primarie di ogni individuo, quelle di lavarsi, dissetarsi ecc. La cosa più allarmante oltre alla crisi della gestione delle risorse idriche, è caratterizzata dal prezzo che si paga per usufruirne, che cresce a ritmi elevati e che a mio avviso, va a contrastare con uno dei diritti fondamentali dell'uomo.
Esiste una stertta connessione tra sviluppo economico, industriale e acqua. Basti pensare alla questione del Nilo e allo sfruttamento delle sue acque, che da sempre ha visto antagonisti lottare per il controllo.
Non voglio entrare in questioni di carattere economico-politico, ma vorrei semplicemente lanciare un appello, una lotta agli sprechi, un programma serio per il contenimento dei consumi, un piano irriguo nazionale capace di garantire alle generazioni che verranno un futuro migliore. Come si può agire di fronte a questo meccanismo autodistruttivo? Forse c' è bisogno di un sistema di nuove regole, più cooperazione a livello internazionale, un agire d'intesa. Quale potrebbe essere una via di uscita per evitare un disastro ambientale e per scongiurare una crisi senza ritorno?

venerdì 27 aprile 2007

Chiarimenti sulla Massoneria


Spesso si tende a parlare di Massoneria con scarsa informazione, nonostante si tratti dell'organizzazione più antica e conosciuta in tutto il mondo, tanto da continuare ad essere al centro di equivoci e travisamenti. Ho assistito personalmente parlando con amici, ad analisi approssimative o a giudizi affrettati.
Non dimentichiamo che la Massoneria è sorta col fine di affratellare gli uomini di tutte le nazioni e di organizzare la società su basi esclusivamente umanitarie e locali.
Proporre l'unicità di una verità o di una religione, significa automaticamente porsi al di fuori del metodo massonico che non impedisce di avere ed esprimere delle opinioni differenti ma impone di metterle in discussione, accettando l'idea che possono essere false e pertanto, di potere arrivare a soluzioni e risultati, di volta in volta differenti. La Massoneria è metodo, strumento attraverso il quale si cerca di dare una risposta agli interrogativi antichi (Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?) che l'uomo si è posto da sempre. Il Massone si sente impegnato nella Società non solo per una visione umanitaria e di studio ma anche in una attiva partecipazione nelle istituzioni, nella politica, nei partiti e lavora anche per il bene e il progresso dell'Umanità.
Dal punto di vista etico, il metodo massonico si basa sui principi di tolleranza e libertà di coscienza, mentre dal punto di vista filosofico, su tre principi:
- epistemologico e cioè il mondo e l'uomo hanno una esistenza indipendente su cui è possibile enunciare affermazioni ragionevoli ma non definitive. Infatti, per i massoni i dogmi sono sempre associati ad una costrizione, la massoneria non conosce dogmi ma accetta fra i suoi adepti, seguaci di vari credo religiosi, politici, sempre che si sottomettano all'obbligo di tolleranza;
- antropologico secondo cui l'uomo è al centro del mondo;
- filosofico di tipo spiritualista, secondo cui nel mondo e nell'uomo vi è di più di quanto cade sotto il dominio materiale dei sensi.
Infatti, dal punto di vista storico, assistiamo ad una politica antimassonica fascista, ad una antimassoneria marxista, ad una antimassoneria religiosa ed all'interno di quest'ultima un contro-massonismo protestante, un contro- massonismo cattolico, ecc.
L'opposizione, dunque, della Chiesa alla massoneria non è politica ma è di tipo dottrinale. Il metodo massonico, non significa che non si abbiano idee chiare ma soltanto che si accetta di metterle in discussione.
Qui sta la radice fondamentale del contrasto con la Chiesa Cattolica che ritiene alcune verità non di origine umana ma divina e quindi non possono essere in discussione. Infatti, è utile evidenziare che l'articolo nove della Costituzione del GOI precisa che"il libero muratore rifiuta il dogmatismo e non accetta limiti alla ricerca della verità", poichè deve godere della "Libertà di coscienza e di pensiero".
Quello del segreto è un giudizio a mio avviso da sfatare, in quanto la segretezza sui lavori e sui nomi degli aderenti fu, agli inizi, un necessario elemento difensivo, perchè si lavorava in ambienti ostili o in condizioni di pregiudizio per la vità e la libertà personale. Infatti, oggi cessati i motivi che lo avevano originato, il segreto è stato di fatto abbandonato.

mercoledì 25 aprile 2007

Il Partito Democratico quale futuro in Europa?

Dopo il fallimento della lista Uniti nell'Ulivo presentata alle elezioni europee del 2004 prima, con l'unione di DS, Margherita, SDI e MRE e alle regionali del 2005 poi, non svanisce l'idea di alcuni leader dei maggiori partiti italiani del centrosinistra di formare un grande partito di Centro che guarda a Sinistra. La scissione di DS e Margherita avvenuta in questi giorni e la loro fusione nel Partito Democratico provoca già sul nascere molti interrogativi. Dove si collocherà in Europa? Dai due Congressi è emerso che il nuovo partito sarà estraneo al PPE e in sinergia con il PSE ma esterno...Si parla tanto di un Europa Politica forte e coesa ma in Italia si fanno tanti passi indietro. In quasi tutti gli Stati Europei esistono due grandi forze politiche, una laburista e l'altra conservatrice e ben schierati sulla scena politica europea, nel nostro paese invece si creano contraddizioni su contraddizioni.