Le cause degli scontri ai quali stiamo assistendo oggi nel conflitto arabo-israeliano, vanno ricercate nella seconda metà del secolo scorso. Sono molti gli elementi di imprevedibilità e di confusione che hanno spiazzato tutti i protagonisti politici di allora e che hanno lasciato intravedere in maniera duratura ed irrisolvibile il futuro della regione. La logica coloniale inglese, anche quando venne a cessare, sembrò incapace di cogliere le dinamiche complesse di quelle società arabe che si affacciavano all’indipendenza. La guerra aveva modificato in profondità una realtà che a partire dalla dichiarazione Balfour del 1917, si era sviluppata in modo molto contraddittorio fino al Libro Bianco del 1939, in cui gli inglesi avevano ribadito la volontà di dar vita ad uno stato indipendente a maggioranza araba entro 10 anni, restringendo nello stesso tempo l’immigrazione ebrea in Palestina.
La questione palestinese quindi, che l’Occidente aveva creduto di poter sciogliere nell’arco di decenni, ancor oggi risulta fortemente provvisoria ed instabile. Se rimane abbastanza chiara la natura conflittuale, meno lo sono le prospettive future. Continuiamo ad assistere ad uno scenario dove le grandi potenze, l’Occidente, si muovono senza una strategia ed un orizzonte di riferimento.
Certo è, che stiamo soprattutto assistendo ad una tragedia umanitaria in quell’area, ad una guerra se cosi si può definire, o forse ad un massacro. Nessuna guerra è giusta, ma credo anche che non si possa nemmeno parlare di guerra tra due parti, quando dall’una muoiono 10 soldati e dall’altra migliaia e soprattutto bambini e civili, come denunciato anche dal CICR (Croce Rossa Internazionale) che si è vista ritardare, nei primi giorni di guerra, l'accesso ai soccorsi nella Striscia di Gaza, da parte delle autorità Israeliane, e numerosi feriti sono stati abbandonati a loro stessi, persone che hanno avuto solo la sfortuna di trovarsi in quei territori senza aver mai preso parte al conflitto.
Certo è, che stiamo soprattutto assistendo ad una tragedia umanitaria in quell’area, ad una guerra se cosi si può definire, o forse ad un massacro. Nessuna guerra è giusta, ma credo anche che non si possa nemmeno parlare di guerra tra due parti, quando dall’una muoiono 10 soldati e dall’altra migliaia e soprattutto bambini e civili, come denunciato anche dal CICR (Croce Rossa Internazionale) che si è vista ritardare, nei primi giorni di guerra, l'accesso ai soccorsi nella Striscia di Gaza, da parte delle autorità Israeliane, e numerosi feriti sono stati abbandonati a loro stessi, persone che hanno avuto solo la sfortuna di trovarsi in quei territori senza aver mai preso parte al conflitto.
