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giovedì 17 maggio 2007

Lavoro: L'Handicap della Società Italiana.


L'articolo 1 della Costituzione Italiana:"L'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro".


La nostra è una generazione fortunata affermano alcuni. In parte potrebbe essere una verità evidente dal momento che non abbiamo fatto la guerra, sofferto la fame e aver visto quasi tutti i giorni la carne a tavola. In realtà oggi si è privi di certezze e di solide fondamenta. Primo tra tutti, il lavoro che affligge milioni di giovani. E' prorprio di questi anni la riforma Biagi che precarizza i lavoratori non consentendo loro di poter formare una famiglia, farsi un mutuo per acquistare una casa, rimanendo cosi precari non solo nel lavoro, ma anche nella vita. Il mancato ricambio della classe dirigente e politica in Italia deriva anche dal fatto che un lavoratore che arriva a 30 anni senza una casa di proprietà, un'indipendenza economica, difficilmente trova interesse ad impegnarsi in politica.
Inoltre, il nostro è un mondo dove ti viene imposto di produrre ma senza guardare alla qualità del lavoro. Dagli ultimi dati che emergono sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, i risultati sono allarmanti; nel nostro paese si produce con una media di 5 morti al giorno e facciamo riferimento solo ai dati denunciati, sorvolando intorno agli infortuni mortali sul lavoro che vengono mascherati. Le leggi per evitare tali drammi ci sarebbero, vedi il D.lgs.vo 626/94 e tante altre direttive comunitarie, ma di fatto si è superficiali sulla loro applicazione pratica, mancano controlli da parte delle varie autorità competenti. Dove sono gli Ispettori del Lavoro? In Italia dobbiamo dire basta all'aforisma "fatta la legge, trovato l'inganno", è arrivato il momento di denunciare l'incoscienza di chi, come il datore di lavoro, che dovrebbe tutelare i propri dipendenti sul piano della sicurezza, trova invece deregolamentazioni al fine di trarre vantaggi economici personali a danno dei cittadini. Abbiamo il dovere di lottare contro il lavoro sommerso e tutte le irregolarità che ne conseguono.
Anche i casi di violenza ai quali stiamo assistendo in questi ultimi anni, sono strettamente connessi a quanto prima osservato, la devianza sociale è uno dei fattori determinanti che scatta nell'individuo, nel momento in cui viene lesa la propria dignità, quando si viene a creare quello scompenso tra le proprie aspettative e le gratificazioni che offre la Società Civile, quando il disagio economico diventa sociale fino a colpire i sentimenti delle persone; si può essere respinti per un certo numero di volte, ma poi cominci a dubitare delle tue capacità!
Che futuro ci attende allora? Per il lavoratore si parla di un futuro non più considerato nell'arco temporaneo fondato sui reali bisogni dell'uomo, ma si parla invece di un futuro che si basa sulle convenienze delle imprese!

lunedì 14 maggio 2007

Immigrazione ed integrazione sociale.

Le conseguenze della globalizzazione, sono molteplici. Prima di tutto essa ha creato occasioni di incontro tra diverse culture, cooperazione economica ecc. Per un altro verso invece ha generato fenomeni di chiusura, autodifesa. La maggior parte degli italiani non ha contatti diretti con il lavoratore immigrato e si finisce cosi per restare molto estranei al loro bagaglio culturale, si creano pregiudizi e di solito, costoro, vengono visti come rappresentanti della loro cultura e non come persone da integrare. Mi capita spesso di sentire ai vari telegiornali conduttori e/o giornalisti, che dovrebbero essere quantomeno preparati nell'esercitare la loro professione, che affermano: "Rapinata villa nel nord-est, si presume che siano cittadini di nazionalità slava". Magari alludevano ad un albanese o romeno, che tralaltro, non sono slavi. Ma questi signori sanno almeno che cosa significa la parola "slavo"? Il termine slavo è usato per definire un gruppo di lingue indoeuropee distribuite nei seguenti paesi: Serbia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Russia, Bulgaria, Polonia, Slovenia, Rep.Ceca, Bielorussia. Non mi risulta che nel nostro paese ci siano tanti immigrati che provengono da queste zone e non mi risulta nemmeno che siano dei criminali. Se ne deduce che, dalla cattiva forma di espressione spesso si tende a discriminare e a porre le basi per la creazione di divisioni e violenza. Questi signori sanno ancora che nel nostro paese ci sono tanti bravi lavoratori albanesi, romeni e magrebini (che non sono slavi) che fanno lavori durissimi, che noi italiani non facciamo più da anni, senza un minimo di sicurezza?
Spesso lo straniero viene definito con distacco, critica. Nelle democrazie mature, vedi Inghilterra, Francia, queste cose non accadono più da anni o forse non sono mai accadute; una sana democrazia, non si sviluppa solo con l'affermazione di uguaglianza di diritti, ma soprattutto con l'eliminazione di differenze sociali e identitarie. Lo stesso articolo 3 della Costituzione Italiana definisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza distinzione di sesso, lingua, religione e razza. Oggi più che mai, di fronte a processi di globalizzazione e modernizzazione, si dovrebbe fare un'attenta riflessione. Dovremmo iniziare ad abituarci all'idea di inserire nella società che cambia processi di inclusione e riconoscimento delle diversità culturali, affermando cosi non solo diritti di cittadinanza civili, sociali, politici, ma anche diritti culturali di cittadinanza.

mercoledì 2 maggio 2007

Emergenza Idrica: Riflessioni.

E' ormai trascorso qualche anno da quando si affermava che nel secolo scorso molte guerre furono combattute per l'approvvigionamento di petrolio e che nel secolo successivo si sarebbe combattuto per "l'acqua".
Parole di una verità indiscutibile.
Soprattutto in questi giorni si sente parlare più che mai della crisi delle fonti energetiche tanto da diventare argomento rilevante sul piano internazionale. Le cause di tutto ciò stanno in primis nell'aumento della popolazione mondiale, ma non solo, l'inquinamento altro fattore determinante, i cambiamenti climatici, i processi di desertificazione.
Se pensiamo all'acqua, le prime cose che ci vengono in mente sono le esigenze primarie di ogni individuo, quelle di lavarsi, dissetarsi ecc. La cosa più allarmante oltre alla crisi della gestione delle risorse idriche, è caratterizzata dal prezzo che si paga per usufruirne, che cresce a ritmi elevati e che a mio avviso, va a contrastare con uno dei diritti fondamentali dell'uomo.
Esiste una stertta connessione tra sviluppo economico, industriale e acqua. Basti pensare alla questione del Nilo e allo sfruttamento delle sue acque, che da sempre ha visto antagonisti lottare per il controllo.
Non voglio entrare in questioni di carattere economico-politico, ma vorrei semplicemente lanciare un appello, una lotta agli sprechi, un programma serio per il contenimento dei consumi, un piano irriguo nazionale capace di garantire alle generazioni che verranno un futuro migliore. Come si può agire di fronte a questo meccanismo autodistruttivo? Forse c' è bisogno di un sistema di nuove regole, più cooperazione a livello internazionale, un agire d'intesa. Quale potrebbe essere una via di uscita per evitare un disastro ambientale e per scongiurare una crisi senza ritorno?