All’indomani dell’11 settembre 2001, i leader mondiali, riconoscevano negli Stati Uniti la vittima di un attacco terroristico e davano al Presidente Gerge Bush l’occasione per diventare uno statista. Soltanto oggi, la Comunità Internazionale con molta delusione, si è dovuta ricredere e l’opinione negativa nei confronti degli Stati Uniti ha raggiunto il massimo storico.Quale vantaggio ha portato il tenere rinchiusi dei prigionieri con presunte accuse e senza processo? Di sicuro ha dimezzato la percentuale dei paesi democratici di tutto il mondo che consideravano gli Stati Uniti il paese leader nel campo dei diritti umani. Per quanto riguarda le relazioni internazionali, basta osservare le dichiarazioni di un alto funzionario della difesa americana citato dal giornalista David Rose che sostenne le testuali parole: “per ogni detenuto a Guantànamo, si creano altri dieci terroristi”.
Gli Stati Uniti sono i primi a proporre il proprio modello di democrazia nel mondo, ma la loro avversione alla democrazia è spesso dimostrata in molte situazioni. Prima fra tutte, gli USA hanno bloccato i propri finanziamenti fino a quando l’ONU fornirà sostegno all’aborto, ma in una democrazia nessun cittadino può decidere di non pagare le tasse perché in disaccordo con una parte politica del paese. Gli Usa non riconoscono il Tribunale Penale Internazionale nel timore che qualche americano possa essere imputato per crimini di guerra e ancora oggi non hanno posto la firma al primo documento sui diritti umani. E si potrebbe ancora continuare.
Ma ci si soffermerà a dopo l’11 settembre contestualmente all’invasione americana in Afghanistan dove molti uomini furono arrestati e le autorità della base navale di Guantànama furono avvisati dell’arrivo dei prigionieri tre giorni prima, nel momento in cui il primo aereo atterrò nella base agli inizi del 2002, e le immagini mostrarono subito le disumane gabbie aperte dove furono rinchiusi i prigionieri.
I processi formali che dal 2003 si svolgono sono chiamati commissioni militari e fino ad oggi nessun prigioniero è comparso in giudizio. A dicembre del 2006 erano circa una cinquantina i Cubani che fuggiti da Fidel Castro per richiedere asilo politico nella base, vennero rinchiusi e sottoposti a misure molto rigide, è stato vietato loro persino l’uso del telefono per contattare i familiari o gli avvocati.
Che dire allora? Penso che un popolo non può abbandonare i propri valori di democrazia al primo momento di difficoltà. Oggi la tortura non può essere giustificata con nessuna motivazione e non si può costringere un esercito ad utilizzare dei metodi brutali con il motto che vige a Guantanàmo “Obbligati dall’onore a difendere la libertà”. La storia ci insegna chiaramente che ogni volta che si è agito con tali mezzi per difenderci da una minaccia, fossero nazisti o sovietici, ci si è resi sempre conto nel tempo degli orrori commessi.
Con questo articolo non si vuole giustificare nessun atto terroristico, ribadendone la condanna più assoluta, ma solo rimanere fedele ai principi di civiltà e democrazia. Il sistema processuale può avere molti difetti, ma rimane l’unico strumento efficace senza ricorrere a torture ed a commissioni militari.
Gli Stati Uniti sono i primi a proporre il proprio modello di democrazia nel mondo, ma la loro avversione alla democrazia è spesso dimostrata in molte situazioni. Prima fra tutte, gli USA hanno bloccato i propri finanziamenti fino a quando l’ONU fornirà sostegno all’aborto, ma in una democrazia nessun cittadino può decidere di non pagare le tasse perché in disaccordo con una parte politica del paese. Gli Usa non riconoscono il Tribunale Penale Internazionale nel timore che qualche americano possa essere imputato per crimini di guerra e ancora oggi non hanno posto la firma al primo documento sui diritti umani. E si potrebbe ancora continuare.
Ma ci si soffermerà a dopo l’11 settembre contestualmente all’invasione americana in Afghanistan dove molti uomini furono arrestati e le autorità della base navale di Guantànama furono avvisati dell’arrivo dei prigionieri tre giorni prima, nel momento in cui il primo aereo atterrò nella base agli inizi del 2002, e le immagini mostrarono subito le disumane gabbie aperte dove furono rinchiusi i prigionieri.
I processi formali che dal 2003 si svolgono sono chiamati commissioni militari e fino ad oggi nessun prigioniero è comparso in giudizio. A dicembre del 2006 erano circa una cinquantina i Cubani che fuggiti da Fidel Castro per richiedere asilo politico nella base, vennero rinchiusi e sottoposti a misure molto rigide, è stato vietato loro persino l’uso del telefono per contattare i familiari o gli avvocati.Che dire allora? Penso che un popolo non può abbandonare i propri valori di democrazia al primo momento di difficoltà. Oggi la tortura non può essere giustificata con nessuna motivazione e non si può costringere un esercito ad utilizzare dei metodi brutali con il motto che vige a Guantanàmo “Obbligati dall’onore a difendere la libertà”. La storia ci insegna chiaramente che ogni volta che si è agito con tali mezzi per difenderci da una minaccia, fossero nazisti o sovietici, ci si è resi sempre conto nel tempo degli orrori commessi.
Con questo articolo non si vuole giustificare nessun atto terroristico, ribadendone la condanna più assoluta, ma solo rimanere fedele ai principi di civiltà e democrazia. Il sistema processuale può avere molti difetti, ma rimane l’unico strumento efficace senza ricorrere a torture ed a commissioni militari.